Arca Italia
L'Arca nel mondo Il Chicco L'Arcobaleno Essere volontari Per dare una mano Informazioni Link e download
La nostra storia
Jean Vanier
Identità e missione
La Carta dell'Arca
La spiritualità
Le comunità nel mondo
 
L'ARCA NEL MONDO > Jean Vanier Home page

Jean Vanier è una di quelle persone che lasciano un segno nella vita di coloro che lo incontrano. Per molti nel mondo, persone con handicap, per le loro famiglie e per molte persone che hanno incontrato le comunità dell'Arca, ha aperto nuove porte di speranza e di fiducia.

Jean Vanier, fondatore dell'Arca
Jean Vanier, fondatore dell'Arca

La vita, l'amore, la missione
Jean Vanier è nato a Ginevra, in Svizzera, nel 1928, dove suo padre - Governatore Generale del Canada - era in servizio come diplomatico. A causa del lavoro del padre, Jean ha vissuto in molti Paesi diversi, ma sempre con forti legami con il Canada.

La prima casa a Trosly
La prima casa a Trosly

Durante la seconda guerra mondiale, la famiglia Vanier si trovava a Parigi, dove Jean frequentava una scuola francese. Nel 1940, quando i nazisti stavano per attaccare Parigi, la famiglia ha lasciato la città e sono fuggiti verso l'Inghilterra su un'affollatissima nave di rifugiati. Questa è stata una prima esperienza che messo Jean di fronte alla situazione di molte persone emarginate ed escluse dalla società "dei forti". Al ritorno in Canada, Jean continuava ad essere profondamente colpito dalla situazione di guerra in Europa e ha sentito il dovere di aiutare, per questo a soli 13 anni ha seguito l'ispirazione di iscriversi al College della Marina Reale Inglese, e poi ha chiesto al padre il permesso di andare.
Il padre in quell'occasione rispose semplicemente: "Ho fiducia in te".
Jean parla spesso dell'importanza che ha avuto questa risposta per la sua vita. Così iniziò una carriera militare che lo ha visto prima cadetto e poi ufficiale della marina britannica e poi della marina canadese.
Poco dopo i vent'anni, cercando un senso più profondo alla sua vita, ha deciso di abbandonare la carriera militare e iniziare studi di filosofia. Ha studiato all'università di Parigi, conseguito il dottorato e successivamente ha insegnato filosofia a Toronto.
Mentre cercava di proseguire una carriera che potesse rispondere alla sua ricerca intellettuale e spirituale, fu invitato a far visita a padre Thomas Philippe, sacerdote dell'ordine domenicano e sua guida spirituale, che nel 1963 era diventato cappellano in un istituto per persone con handicap mentale vicino a Parigi.
"Ci deve essere per loro un modo di vita migliore", diceva padre Thomas. Jean, si sentì profondamente invitato a "fare qualcosa" e l'anno dopo, il 1964, comperò una piccola casa a Trosly-Breuil e invitò due uomini ricoverati in quell'istituto, Raphael e Philippe, a vivere con lui.
Così cominciò la comunità dell'Arca.

Il ricordo di questo incontro decisivo

Jean e Cristina
Jean e Cristina

"Ho scoperto le persone con disabilità mentale andando a trovare P. Thomas, cappellano a Val Fleuri, a Trosly-Breuil nell'Oise, dove vivevano una trentina di uomini portatori di handicap. Sono stato colpito dalla loro semplicità, dalla loro accoglienza, dal loro forte desiderio di relazione.
Commosso da questa esperienza, ho fatto visita ad ospizi ed ospedali psichiatrici. E' stato per me uno choc. Scoprivo un ambiente violento, di crisi e nello stesso tempo sentivo Dio profondamente presente. Un misto di pace e di caos.
Poco a poco mi sono reso conto della profonda ferita delle persone con disabilità mentale. Anche se attentamente curati, non comprendono perché sono emarginati, perché non vivono come i loro fratelli e le loro sorelle. Può succedere anche che siano oppressi: ho visto, in giro per il mondo, bambini incatenati, uomini e donne ammassati in 200 nella sporcizia.
L'esperienza mi ha mostrato che la loro violenza, le loro stranezze, le loro depressioni, sono una richiesta di vera relazione : 'Vale la pena occuparsi di me? Posso essere amato?' La sola risposta è che un altro cuore dica 'Sì, tu lo meriti. Sono disposto ad impegnarmi con te perché voglio che tu viva'. Fu così che, sostenuto e incoraggiato da P. Thomas, mi sono sentito chiamato da Gesù ad accogliere Raphaël e Philippe, ambedue colpiti da handicap. Abbiamo cominciato a vivere insieme in una piccola casa di Trosly-Breuil. Abbiamo lavorato, pregato, viaggiato, condiviso la vita. Poco a poco abbiamo familiarizzato: cominciava l'Arca".

Dal movimento "Fede e Luce" alla Federazione Internazionale delle Comunità dell'Arca
In seguito molti giovani, vicini di casa, amici, giunsero per sostenere quel progetto iniziato con molta semplicità e si moltiplicarono le comunità, come nuovo modo di condividere la vita con persone marginalizzate e rifiutate dalla società. Oggi le comunità dell'Arca sono 130, nei cinque continenti .

Jean con Madre Teresa di
Jean con Madre Teresa di
Calcutta

Nel 1971, Jean con Marie Melene Matthieu, fondò il movimento di "Fede e Luce", che riunisce persone con handicap, i loro genitori e amici per condividere dei momenti di divertimento e di preghiera. Attualmente ci sono più di mille comunità di Fede e Luce sparse nel mondo.
Jean è stato responsabile della comunità dell'Arca di Trosly-Breuil fino al 1981, dove ha sempre vissuto e attualmente vive. Dopo gli anni in cui ha guidato personalmente la Federazione Internazionale delle Comunità dell'Arca, ha invitato altri a sostenerne le responsabilità per dedicarsi maggiormente all'accompagnamento degli assistenti e a far visite in vari Paesi del mondo in cui offre testimonianza di ciò che ha scoperto vivendo accanto alle persone con disabilità.
La vita di Jean e le comunità dell'Arca sono state riconosciute come esempio e stimolo per la presa di coscienza della sofferenza di tutti coloro che sono marginalizzati. La sua sensibilità e il suo lavoro per costruire una società più umana sono stati riconosciuti anche attraverso Premi della Legione d'Onore in Francia, dal Premio Internazionale Paolo VI, dal Premio umanitario Rabbi Gunther Plaut e molti altri.
"Egli è un grande interprete della cultura della solidarietà e della "civiltà dell'amore", sia nel campo del pensiero che in quello dell'azione, nell'impegno a favore dello sviluppo integrale di ogni uomo e di tutto l'uomo" (Giovanni Paolo II alla consegna del Premio Paolo VI il 19 giugno 1997).

Chicco
Chicco


Chicco, una delle persone accolte nella comunità dell'Arcobaleno riconoscendo Jean in una fotografia dice:
"Ecco, guarda chi c'è!"
Chi era di fianco a lui risponde: "Sai chi è?"
E Chicco dice: "Il dottore!"
E cosa ne pensi di lui?
"Viva l'Arca, così fanno Tanti auguri a Chicco".
Cosa ti ha detto il dottore quando l'hai incontrato?
"Di non andare via, qui sono a casa".